Numberone (sbagliando si impara)

Numberone in giallo

Numberone è il primo tronco che ho raccolto nella mitica “cascina Tubi” (miniera di legni di inestimabile valore) ed è (faticosamente diventato) il primo manufatto della serie “i tronchi”. Ci samo incontrati vicino al bidone in cui si accende il fuoco quando fa freddo. Non era stato bruciato perché ancora troppo fradicio per poter prendere fuoco, ma il suo destino sembrava segnato. Aveva un’aria così misera da risultare il candidato ideale con cui mettermi alla prova. “Tubi, posso prenderlo?”. E numberone è venuto a casa con me..

Numberone in 10 fasi

Fase 1 – Bene, brava. Ma cosa me ne faccio? Boh! Intanto lo pulisco

Fase 2 – Scortecciare. Numberone di corteccia non ne aveva quasi più: pochi brandelli fradici che avrei potuto staccare con le dita. Fortunatamente, invece delle unghie, ho usato un raschietto per intonaco tutto arrugginito: alla prima passata ho scoperchiato un brulichio di vermi che mi hanno fatto fare un salto indietro. La reazione istintiva è stata di buttarlo via, ma siccome non esiste che ci si arrenda già sui blocchi di partenza ho deciso (sperando di non vomitare) di proseguire.

Ho raschiato via la poltiglia verminosa finché non ho incontrato un po’ di resistenza “da legno” e (con sgomento) innumerevoli buchi di tarli. Bello. E adesso?”

Fase 3 – Consultare l’esperto. “Ciao Franco. Ho qui un tronco pieno di tarli. Posso tirarli fuori?”. Risposta “Non puoi tirarli fuori, devi farli fuori. Applica antitarlo, chiudi il tronco in un sacchetto, sigilla e dimenticatene per una settimana”. Così ho fatto. Ha funzionato. Col senno di poi avrei potuto anche pensarci da sola che per combattere il tarlo si usa un anti-tarlo ma, vabbè… la prossima volta.

Fase 4 – Levigare. Voglio un legno liscio e “morbido” come le guance di un neonato? Carta vetrata (ci sono arrivata da sola) e olio di gomito (non mi aspettavo che ne servisse così tanto).

Fase 5 – Ideona. Mentre scartavetravo, contemplando la miriade di buchi mi è balenata l’ideona. Buco più, buco meno, ne aggiungo 5, tutti ben allineati (però un bel po’ più grandi) e ci infilo le provette di vetro che mi aveva regalato mia cognata. Le provette avevano contenuto, illo tempore, dei sali da bagno del mar morto e una volta utilizzato il contenuto non le avevo buttate via perché mi piacevano anche da vuote. Bene! Ora potevano “rinascere” come “vasi(ni) per fiori”.

Entusiasta della mia ideona, mi sono messa all’opera per scavare gli alloggiamenti per le provette usando il mio splendido set di sgorbie modello “bambino dell’asilo” acquistate dal ferramenta al prezzo di ben 6 euro. In pratica ho tentato di svuotare il mare con un cucchiaino. Stranamente non ha funzionato.

Fase 6 – Il primo danno è fatto. Cinque misere conchette che possono contenere al massimo una caramella ma, mai e poi mai, tenere in piedi una provetta. Brava! E adesso? Chiamo soccorso e il marito, munito di trapano, risolve in un battito di ciglia il pasticcio da me creato dopo ore di accanito quanto inutile scavamento di minuscoli trucioli. Me lo aveva detto fin dall’inizio che ci voleva il trapano…. Umiliazione!

Fase 7 – Prove generali Sì, è un po’ pallido ma non è poi tanto male

Fase 8 – Un po’ di colore. Devo vivacizzare questo grigiore cadaverico: trascorro più di mezz’ora dal ferramenta a farmi raccontare pregi e difetti e costi e benefici dell’impregnante ad acqua e di quello a solvente (con le relative 50 nuances) per poi optare per un banalissimo “colore trasparente” ad acqua (ma con la sofisticheria dell’effetto satinato).

Prendo il mio bel barattolo, pago, esco e corro tutta felice a pitturare il mio tronco con qualcosa di probabilmente inutile (ma forse ecologico) .

Avrei dovuto pormi qualche domanda quando, aprendo il barattolo, l’ho trovato colmo di una inaspettata melassa nera.

Avrei dovuto essere sfiorata dal dubbio quando col pennello ho dato la prima passata al mio tronco, constatando che quel liquido colloso non solo sembrava nero, ma lo era proprio.

Invece no, niente! Piena di fiducia nel guru della ferramenta ho impregnato con quel dannato catrame tutto, ma proprio tutto, il mio bel tronco pulito, convinta che “la pittura” sarebbe diventata magicamente trasparente asciugandosi. Non è successo. Strano!

Fase 9 – Un altro danno è fatto. Contemplo il disastro. A lungo. Poi prendo coscienza e chiamo soccorso. Il marito (di nuovo) interviene, munito questa volta di acquaragia, e risolve in un battito di ciglia il pasticcio da me creato, portando il povero Numberone ad assumere un colore non solo diverso dal nero pece e dal grigio osso ma addirittura quasi affascinante.

Superata l’emergenza ho controllato il barattolo e ho scoperto una piccola etichetta con su scritto: “colore noce scuro”. Ecco. Vai a fidarti dei guru del ferramenta

Numberone dopo il trauma

Fase 10 – Numberone !

Numberone con lo spritz
Numberone se la tira
Numberone va a fare gli auguri ai nonni
Numberone emigra in Germania
Numberone impara la primavera tedesca

Con Numberone ho imparato

  • Come si usa l’antitarlo
  • Se non so fare qualcosa posso chiedere all’esperto
  • Una sgorbia con lama da 1 centimetro non può scavare buchi profondi 5 centimetri
  • A volte bisogna usare il trapano
  • Bisogna controllare le etichette appiccicate sui barattoli prima di comprarli

Perché Numberone si chiama così

Numberone mi ha ricordato una buffa avventura che lo zio Alfredo ci ha raccontanto tanto, tanto tempo fa. Purtroppo non ricordo più tutti i dettagli, ma solo “il succo” che era, più o meno, questo qui.

Lo zio Alfredo ricevette l’incarico di svolgere un servizio, come autista, per un cliente “importante” che lo attendeva in un locale dove aveva trascorso la serata.

L’indirizzo era scritto su un semplice foglietto che recitava sbrigativamente “Signor Bianchi, al N.1 di via Tal dei Tali, ore X”.

Lo zio Alfredo, sempre preciso e puntuale, arrivò con largo anticipo in via Tal dei Tali ma, con grande disappunto, scoprì che al numero 1 non c’era nessun locale.

Innervosito al pensiero di non presentarsi in tempo all’appuntamento, entrò nell’unico esercizio aperto al pubblico di via Tal dei Tali, il “Number one”, e chiese di poter usare il telefono (a quei tempi i telefoni cellulari non esistevano nemmeno nel mondo della fantasia).

“Pronto? sono l’Alfredo! Mì sun chi in via Tal dei Tali ma al numero 1 gh’è nagott. Controlla l’indirizzo! Ma come, è giusto? L’è mia pusìbil: non c’è! Chi ghè il “Numberone” ma l’è minga al numero 1.

No! Non Namberuàn! Num-be-ro-ne! Cu cu cus’è? Numberone e numero 1 l’è l’istess?

Ma va a da’ via i ciapp!”

Numberone è così. Se la tira facendosi chiamare con un nome “sofisticato” ma in realtà è un tipo molto semplice. Solo che per capirlo va tradotto

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