Le seggioline

Le prime seggioline sono nate a dicembre 2020. Io le ho pensate e decorate ma la costruzione, su mia esplicita richiesta, è stata opera di mio marito (sempre dare a Cesare ciò che è di Cesare) perché, anche se a quel tempo avevo già conosciuto la giraffa e scoperto l’esistenza del magico mondo del legno, non avevo proprio la minima competenza per avventurarmi in contanta impresa.

Sono fabbricate tutte riutilizzando le assi di legno delle cassette del vino di cui a casa abbiamo notevoli quantitativi.

Da allora sono trascorsi due anni e oggi penso che potrei anche cimentarmi a costruirle in persona personalmente ma preferisco ancora fare lavoro di squadra: il marito costruisce, io decoro.

Le seggioline sono nate essenzialmente per metterci seduto il calendario filosofico che avevo pensato di regalare in segno di saluto e ringraziamento ad alcuni miei colleghi quando ho lasciando l’ufficio: se il tuo ultimo giorno di lavoro è il 31 dicembre l’idea di un calendario è ovvia. Meno ovvia la scelta del tipo di calendario. Io ho scelto la versione mignon del calendario filosofico perché nel corso del 2020 proprio quel calendario mi aveva triturato i neuroni ogni giorno finché non avevo ceduto ammettendo con me stessa che era arrivato il momento di cambiare strada mollando tutto e ricominciando da zero.

L’unico problema è che non è previsto un supporto o un sostegno per la versione mini del calendario filosofico e, dato che è veramente piccolino, non ha nemmeno un foro che consenta di appenderlo da qualche parte: invece di acquistare qualcosa di adatto e già pronto all’uso che non sapevo nemmeno dove cercare, ho pensato fosse più semplice inventare una soluzione fai da te.

Volevo che il mio regalo avesse anche un tocco personale e, visto che il calendario era lo stesso per tutti, ho pensato che la seggiolina dovesse essere diversa per ciascun collega.

Questa qui è la prima in assoluto.

Una sedia “Bauhaus” con gli stessi colori di quella di Thomas Gerrit Rietveld. Dai, un po’ ci assomiglia

E’ stato un lavoro divertente e in un certo senso terapeutico: mi è servito a rompere il ghiaccio e a lasciare andare, salutando col sorriso, un mondo fatto di mille dettagli e persone con cui avevo convissuto giorno dopo giorno per più di venti anni.

I colleghi fortunatamente hanno apprezzato, così l’anno successivo ho fatto il bis costruendo e regalando nuove seggioline e calendari per altri amici. Quest’anno sono arrivata al terzo giro.

Mi piace regalare il calendario filosofico perché é un regalo lungo un anno e offre alle persone un’occasione quotidiana di riflessione. Anche se dice le stesse parole a tutti, ha il pregio di trasmettere a ciascuno un messaggio del tutto personale e, se gli dai retta, ti può aiutare a trovare o ritrovare coraggio oppure a prendere decisioni o anche solo a meditare un po’.

Mi piace anche regalare la seggiolina perché, quando la preparo, lo faccio sempre pensando alla persona che la riceverà cercando l’immagine o il pensiero che si adatti proprio a quella persona lì.

Le seggioline sono volutamente imperfette: non hanno non ha un dritto né un rovescio, non hanno un sopra né un sotto e possono assumere due o tre posizioni diverse. Forse è nata proprio con loro l’idea di creare oggetti mutevoli, che possano essere girati sottosopra, osservati e usati in modi differenti.

Io le uso per il calendario filosofico ma mio figlio, ad esempio, ci mette seduto il cellulare.

Anche le decorazioni sono imperfette e naif e anche in questo caso potrei dire che l’effetto è voluto. La verità invece è che non sono capace di disegnare.

Il risultato finale spesso è simile a quei lavoretti che la maestra faceva preparare a scuola ai bambini in occasione della festa del papà o della mamma, tipo i sottopentola fatti con le mollette dei panni: roba basic ma tutta infarcita di buona volontà.

Ecco, quando le preparo mi sento proprio così, come un bambino piccolo chino sul suo lavoro, così intento a colorare, ritagliare o incollare da tirare fuori dalla bocca la punta della lingua senza accorgersene mentre lavora.

Alcune sono decorate su ogni lato, altre un po’ sì e un po’ no. Su alcune sono scritte lunghe frasi, su altre poche parole. Con le prime, quelle del 2020, in alcuni casi ho utilizzato vari colori oppure immagini incollate, poi ho scoperto che preferisco colorarle in bianco e nero aggiungendo dettagli o scritte con pennarelli color oro, bronzo o argento. In alcuni casi le lascio anche così come sono, al naturale, specialmente quando sul legno è stato inciso o stampato il nome del vino o della cantina.

La salvezza delle seggioline è che quando le vedi le accetti come sono perché “è il pensiero che conta”.

Alla fine ciascuna, esattamente come ogni persona, con i suoi pregi e i suoi difetti è unica e ha il suo perché.

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