La Giraffa

E’ difficile scrivere della giraffa perché è un po’ come per la faccenda dell’uovo e della gallina: senza la giraffa non esisterebbe ACU di MoZ e senza ACU di MoZ non esisterebbe la giraffa. Ma se la giraffa è sia figlia che madre di ACU di MoZ, visto che ACU di MoZ sono io, potrebbe darsi che, in atto o in potenza, io sia una giraffa con una zampa bifida e zoppa. E’ meglio però che la storia non prenda questa piega quindi, invece di cercare di spiegare il suo come e il suo perché, conviene iniziare con l’elenco dei suoi ingredienti.

Desiderio. Volevo una giraffa. Grande, anzi gigante. Possibilmente come una giraffa vera.

Ingenuità. Ho pensato che fosse semplice costruirla con le mie mani

Fiducia. Ero sicura di riuscire

Fortuna. Non avendo nessuna capacità come scultore, la mia idea è stata di trovare in natura una giraffa già pronta: un ramo, lungo almeno tre metri, con quattro zampe, un lungo collo e naturalmente una testa. Quando in cascina sono iniziati i lavori di pulizia del bosco, nel mezzo di un mare di legna, il signor Tubi un ramo così lo ha trovato. Per questo motivo lo considero il papà della giraffa. La natura assume un’infinità di forme ma ho capito che un ramo a quattro zampe con un lungo collo e dotato di testa è una rarità: ogni volta che osservo un albero caduto cerco di trovarci dentro una giraffa e non è più capitato.

Ignoranza. Mi sono messa al lavoro alla come-capita-capita: il primo attrezzo che ho provato ad utilizzare per scortecciare il tronco è stato una spatola per stucco. Non ha funzionato e ho cominciato a imparare.

Divertimento. Niente obiettivi di risultato, limiti o scadenze da rispettare. La giraffa è stata il tempo libero dall’obbligo, il tempo dedicato a fare ciò che piace. E’ sempre stata gioco, mai lavoro.

Entusiasmo. Più tempo trascorri con un pezzo di legno, più lui ti racconta di sé e tu impari a conoscerlo: le sfumature del colore, l’odore, i nodi, le increspature, la morbidezza setosa del tronco pulito, la flessibilità, la resistenza, la fragilità, i punti di forza e le debolezze. Attraverso la giraffa ho cominciato a “vedere” il legno e per me è stata una scoperta stupefacente. Sì, lo so che ho scoperto l’acqua calda, ma meravigliarsi e stupirsi per qualcosa che è sempre esistito mentre tu non te ne eri accorta, in un certo senso vale il doppio.

Sperimentazione. Bellissimo non sapere niente, partire da zero. Imparare un pezzettino per volta. Prima la teoria e poi la pratica ma spesso anche il contrario. Provare, sbagliare, riprovare in un modo diverso.

Determinazione. Nonostante le svariate difficoltà, non ho mai pensato, neanche una volta, di abbandonare il progetto anche se l’ho accantonato per un lunghissimo periodo in cui la forza (e la forma) fisica è stata scarsa e le energie mentali ed emotive si sono concentrate altrove. Nel frattempo mi sono allenata con lavori più piccoli e meno ambiziosi ma non ho mai dubitato che sarebbe tornato il tempo della giraffa e che, in un giorno indefinito, avrei potuto dire: ecco fatto.

Pazienza. La gravidanza delle giraffe vere dura 15 mesi, una delle più lunghe nel regno animale. La gestazione della mia giraffa è andata ben oltre perché, prima di venire alla luce, di mesi ce ne sono voluti quasi 20. In totale, per la precisione, 592 giorni.

Umiltà. So di essere una dilettante (allo sbaraglio) e sono consapevole che tutti gli errori e i pasticci che combino fanno dei miei lavori dei veri e propri manuali del difetto. La giraffa, come Paciugo e in genere come tutte le cose che realizzo, è un concentrato di imperfezioni. Sapendo di non avere le ali, non è che volo basso, cammino. Quando porto a termine un lavoro però, dopo avere risolto problemi o scoperto strategie per scavalcare o aggirare gli ostacoli, anche se il risultato finale è modesto, io sono contenta: la mia è un’umiltà anomala, un’umiltà soddisfatta.

Cronologia della giraffa

19 dicembre 2020 – concepimento

Il signor Tubi ha trovato la giraffa!!

Gennaio e febbraio 2021 – lavoro in cascina

Qualche ora durante i fine settimana: piedi congelati, schiena dolorante, mani scortecciate come il tronco, incontri, risate, bicchieri di vino e tramonti. I primi mesi della giraffa sono stati un’oasi di serenità.

Marzo 2021 testa di prova

Prima di cimentarmi con la vera testa della giraffa ho pensato bene di mettermi alla prova ed esercitarmi con una testa senza giraffa e, oltre all’esistenza delle sgorbie, ho scoperto che prima di arrivare alla giraffa bisogna passare attraverso la mucca, la banana e Snoopy. Quando ho confezionato, con successo, un orecchio appuntito adatto forse a un pipistrello ho pensato che potesse bastare così.

Giugno 2021 – la giraffa arriva a casa

Dopo una primavera di molte assenze in cascina, Tubi mi ha portato a casa la giraffa. Forse, avendola a portata di mano, ci avrei lavorato di più. Non è stato così.

Luglio 2021 – giugno 2022: sospensione lavori

Lunghissimo periodo di pausa. Con l’arrivo dell’autunno, senza avere fatto passi avanti durante i mesi estivi, mi sono rassegnata e ho messo la giraffa a dormire sotto il portico, in attesa di tempi migliori. Per quanto ne so, è l’unica giraffa che ha sperimentato il letargo.

Giugno 2022: si riprende da qui

Quasi tutto da rifare. Ottimo

Luglio 2022: il gioco si fa serio

Ripulire tutto il nero accumulato sotto il portico, ri-levigare, impregnare e sopratutto scolpire la testa. Memore della testa di prova, pensavo che il problema principale fosse quello di evitare le orecchie a punta, invece ho scoperto che l’asticella delle difficoltà si era alzata parecchio: mentre la testa di prova poteva essere girata in mille posizioni più una, sopra un comodo banco di lavoro, con la testa vera, attaccata a tre metri di tronco, le posizioni del kamasutra scultoreo si sono ridotte drasticamente. Il mio banco di lavoro è diventato il muretto sotto il portico + le sedie da giardino + il piccolo tavolo rosso che i bambini utilizzavano quando andavano all’asilo. Un casino acrobatico di sdraia, gira, metti in piedi e controlla, ri-sdraia, ri-gira, prova a testa in giù, sempre con la preoccupazione di spezzare una zampa, specialmente quella bifida (infatti una si è un po’ incrinata ed è stata medicata con lo stucco). Insomma, sono riuscita, nel giro di pochi giorni, a vanificare il lavoro, durato più di nove mesi, di aggiustamento della mia schiena da parte della fisioterapista. Peccato, ma quando prendi l’onda giusta non ti puoi più fermare.

Agosto 2022: ci siamo quasi

Davvero divertente dipingere le macchie della giraffa con la fiamma (grazie a Daniele che mi ha regalato l’idea). Senza nessuno schema, ovviamente. E naturalmente sbagliando. Solo quando sono arrivata alle zampe ho capito che era meglio disegnare i contorni delle macchie con il gesso invece che con la matita. Il gesso argina la fiamma e si cancella con una semplice passata di spugna. La matita invece non argina un bel niente e siccome la grafite non brucia poi devi cancellare i bordi con la gomma: una grandissima rottura di scatole, infatti ho lasciato perdere e la maggior parte dei bordi è ancora lì, ma si vedono solo se guardi da vicino.

Comunque la giraffa ora ha le sue macchie e sembrerebbe finita eppure manca ancora qualcosa. Ma cosa?

3 Agosto 2022: ecco fatto

Un puntino negli occhi e la giraffa finalmente ha visto la luce

15 agosto 2022 – il ferragosto della giraffa

Il primo desiderio della giraffa è stato di ritrovare le sue radici (nel vero senso della parola), visitare la sua terra di origine e incontrare il suo papà, così a Ferragosto l’abbiamo accompagnata in cascina. Non è stato facile per lei viaggiare in auto, ma ne è valsa la pena.

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