
Giraffa del Tarangire National Park – Tanzania
Quando ci siamo incontrate per progettare un logo per ACU di MoZ, Giulia, la mia editor, mi ha proposto di utilizzare, insieme alla sigla, un’immagine che rappresentasse il filo conduttore delle storie che si raccontano qui. In sincronia abbiamo avuto lo stesso pensiero: la giraffa.
E’ con la giraffa infatti (e Giulia lo sa perché c’era) che ACU di Moz, senza sapere ancora di essere un progetto, ha avuto inizio.
Una giraffa minimal come ACU di MoZ e facile da disegnare (non sono mica un’artista) come queste qui.

Ho scelto la giraffa non solo perchè è il “primo legno” con cui mi sono cimentata ma anche perchè è stata presente in diversi momenti significativi nella mia vita ed è diventata una specie di simbolo di cambiamento che per me ha un duplice significato:
- Un punto di arrivo, come la realizzazione di un progetto, di un desiderio o di un sogno nel cassetto E
- Il punto di partenza di un nuovo percorso o capitolo di vita
Le giraffe di Bleecker Street
“Tanto tanto tempo fa”, ho vinto il concorso per una borsa di studio post-lauream all’estero e, anche se volevo andare a Parigi, sono finita per sette mesi alla NYU (New York University).
E’ stato un periodo di transizione dalla vita da studente alla vita da “mò mi devo inventare un modo per guadagnarmi il pane”. Dal primo all’ultimo giorno un’esperienza straordinaria, un vero e proprio carosello di prime volte che, in quanto tali, diventano indimenticabili.
A New York, in Bleeker street, ho incontrato le prime giraffe. Le più alte sfioravano i tre metri di altezza. Le trovavo affascinanti e le desideravo fortissimamente ma ero così squattrinata che non potevo permettermi di comprare neanche la più nana, così mi sono accontentata della loro cartolina che ho appiccicato nell’agenda come “memo”: oggi non posso, ma vedrai che prima o poi….

La giraffa di Dusseldorf
La seconda giraffa l’ho trovata a Dusseldorf, in occasione di una delle numerose visite alla famiglia acquisita. Finalmente non ero più del tutto squattrinata, così me la sono portata a casa ed ancora è qui.
E’ la giraffa che ha segnato il passaggio dal “tutto il mondo è casa mia” al “mettere radici” (casa e lavoro) in un punto preciso del planisfero. Una giraffa più terrestre che aerea. L’ho chiamata Putzfrau (signora delle pulizie) nella speranza che si occupasse lei delle faccende domestiche. Non l’ha mai fatto.
Quando devi scegliere per forza, in genere scegli ciò che per te è più importante: tra l’amore tedesco e New York, io ho scelto il tedesco vale a dire, tradotto in giraffese, che invece di un’esile giraffa alta tre metri, ho scelto una giraffa un po’ tracagnotta alta un metro e mezzo + un marito di un metro e ottanta circa. In fin dei conti la somma dei due soggetti raggiunge e addirittura supera i tre metri

La giraffa di peluche
Questa qui si è presentata sotto forma di regalo da parte della vicina di casa. Il primo regalo che ha ricevuto il nostro neonato primogenito. Si è trattato di una casuale coincidenza? Credo di no.
La “Gira”, con quel suo musetto inoffensivo, rappresenta il cambiamento radicale dalla spensieratezza di una coppia libera di fare quel che vuole quando capita, alla responsabilità (grande come una giraffa) di essere genitori, con conseguente rivoluzione di abitudini, stile di vita, modo di pensare. Una volta entrati nel turbine del “da cosa nasce cosa”, con l’obiettivo di superare i tre metri, abbiamo aggiunto anche il secondogenito. Poi però basta.

Le giraffe davvero africane
Molti anni dopo le prime giraffe di New York, si è realizzato un sogno che avevo fin da bambinetta, quando volevo costruire una zattera, attraversare il mare e arrivare in Africa per andare a curare gli animali. Con il tempo il desiderio di fare la veterinaria è stato sostituito da altro ma quello di andare almeno una volta in Africa non se ne è andato mai. Il primo assaggio è stato un viaggio in Sudafrica, seguito dall’indigestione in Tanzania. Nei parchi di Tarangire, Serengeti, Ngorongoro, Lake Manyara … giraffe libere! Uno spettacolo meraviglioso.
All’African Galleria poi (una delle tappe di lusso obbligatorie per i ricchi turisti che nei veri negozi africani, durante il loro breve viaggio iperprotetto, non mettono piede), invece di innamorarmi dei gioielli in tanzanite, sono stata colpita dall’incantesimo di una giraffa di ebano. Finta sì, ma magnifica e alta fino al cielo. Volevo assolutamente portarla a casa perché diventasse un nostro animale domestico. Purtroppo dato che era sia “over size” che “over price” : picche.
Ma no, daiiiii! Allora sai che ti dico? Quando torniamo a casa la giraffa me la costruisco io! In assenza di acconcia cartolina consolatoria, visto che adesso esistono i cellulari, le ho fatto una foto che tuttora è l’immagine di sfondo del mio telefono. Un memo quotidiano, se no finisce come per le giraffe di New York.
Anche le giraffe africane hanno annunciato un cambiamento: questo

La giraffa della cascina
Ed ecco infine l’inizio della storia. Durante una delle prime visite (anzi, forse proprio la prima volta) alla Cascina, un posto dove tutto è possibile come a New York, sono partita in perlustrazione, naso a terra come un segugio che ha fiutato la pista giusta. “Che cosa stai cercando?” “Una giraffa”. Tubi, che è uno che capisce, ha capito.

Nell’attesa del compimento della lunga gestazione della giraffa di legno, Giulia e io abbiamo ne abbiamo fatta nascere una a matita. Il logo di ACU di MoZ





Brava zuffi! Continua così!!!
grazie per l’incoraggiamento 😊