Sono una persona. Come tutti. Mi chiamo Monica
Attualmente sto dedicando parte del mio tempo ad attività per me nuove nelle quali posso definirmi una principiante autodidatta
- Sperimento lavori di artigianato utilizzando principalmente legno di recupero, a volte in associazione con oggetti riciclati
- Porto avanti la tradizione familiare lasciatami “in eredità” da mio padre: l’orto
Vivo a Varese dove sono nata, da dove sono partita e dove sono tornata dopo avere girovagato altrove durante gli anni verdi dell’Università (e oltre).
Mi sono laureata in Psicologia ma non ho mai “fatto la psicologa” anche se di psicologia ne ho usata abbondantemente e quotidianamente per più di 20 anni svolgendo un lavoro che mi ha appassionato e impegnato al massimo e per la maggior parte del mio tempo nell’ufficio di Direzione di una struttura sanitaria.
Quando sono nati i figli sono iniziate le acrobazie per organizzare gli incastri del puzzle complicato degli impegni familiari e lavorativi con precisione millimetrica: volevo riuscire a fare tutto, sempre e possibilmente anche bene. Una vita frenetica ma divertente, stressante e appagante ma (lo dico col senno di poi) un po’ troppo piena che è andata avanti di corsa ogni giorno e per anni, finché è arrivata la pandemia.
In momenti davvero difficili, come è stato il lockdown, può succedere che qualcosa faccia “clic”. A me è successo.
In quel periodo in cui la “vita di prima”, da un giorno all’altro, è stata spazzata via ho cominciato a capire che per un sacco di tempo avevo girato in cerchio come una trottola auto-avvitandomi in una routine-frullatore da cui era evaporato l’entusiasmo (me ne ero accorta anche dentro al frullatore, certo, ma giravo troppo velocemente per riuscire a ragionarci per più di un minuto)
Ho cominciato a pensare che per trovare nuova energia per proseguire il cammino e ricominciare a crescere dovevo mettermi in discussione, rivedere le mie priorità, cambiare strada e ritmo di vita.
Sì, va bene, ma… come?
Non avevo idee, solo la sensazione di voler cambiare lavoro, più che altro perché non mi sembrava il caso di cambiare marito e figli, gli altri centri della mia vita. Inspiegabilmente non ho preso in considerazione la cosa più ovvia, cioé cambiare me stessa.
Nell’attesa di comprendermi meglio ho fatto la prima cosa stupida che mi è venuta in mente e, un po’ come Forrest Gump quando comincia a correre, io ho cominciato a … vangare.
In un giorno di inizio aprile sono uscita in giardino, sono entrata nell’orto incolto e abbandonato (il re del pezzetto di terra era mio padre che, chiuso in casa come tutti, non poteva più venire da noi per prendersene cura) e mi è sembrato di “vederlo” per la prima volta.
Non avevo mai preso in mano una vanga prima di quel giorno, ma (chissenefrega) ci ho provato lo stesso e si è accesa una luce, perché ho scoperto che lavorare con le mani mi faceva sentire bene come non mi succedeva da tempo.
Da cosa nasce cosa.
La mente ha cambiato registro, sono rinati curiosità e desiderio di imparare: dopo avere vangato cosa si fa? Si pianta qualcosa? Come, quando, quanto?
Ho iniziato così, esplorando mondi sconosciuti che erano lì davanti al mio naso, proprio fuori dalla porta di casa: prima il mondo della terra, delle piante e degli insetti dell’orto, poi il minimondo dei legni “della cascina” e avanti così, fino alla meccanica quantistica…
Come accade per le gravidanze umane ci sono voluti nove mesi per fare crescere e maturare il cambiamento: il 31 dicembre 2020, ho timbrato la mia ultima uscita dall’ufficio e ho cominciato una nuova avventura.
Cosa dice la gente
Ero solito dire: “spero davvero che le cose cambino”. Poi ho imparato che il solo modo perché le cose cambino per me è quando provvedo io a cambiarle.
Jim Rohn
Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
Eraclito
“Una realtà non ci fu data e non c’è, ma dobbiamo farcela noi, se vogliamo essere: e non sarà mai una per tutti, una per sempre, ma di continuo e infinitamente mutabile.
Luigi Pirandello
