Tre tappi, il tronco che sorride

Tre tappi è il secondo tronco della Cascina. L’ho scelto per il suo sorriso.

Un lavoro molto, molto facile: niente tarli,  quasi pulito e l’idea già pronta di usare, come per Numberone, le provette/vaso senza dover fare neanche un buco, visto che “il sorriso” era lì pronto ad accoglierle.

Legno bianco e liscio (* prima o poi dovrò mettermi a studiare le diverse essenze di legno per imparare a riconoscerle*) , senza venature, nodi o caratteristiche interessanti se non la fessura centrale e la scheggiatura sul lato, così ho pensato di non scortecciarlo completamente ma di lasciare qua e là delle chiazze scure in modo che la superficie risultasse più “animata”

La sfida è stata riuscire a trovare il modo di fare stare in piedi le provette nella fessura del legno perché l’imboccatura stretta nascondeva una cavità molto più ampia con una superficie piuttosto irregolare, come una piccola grotta o, per restare in tema sorriso, come una bocca.

Nelle mie intenzioni il tronco doveva rimanere intatto, quindi volevo evitare qualsiasi modifica per creare gli alloggiamenti per le provette,  Niente fori e niente aggiunte di materiale “irreversibile, per scavare o  riempiere il “sorriso”.

Volevo anche che le provette potessero essere inserite e tolte facilmente, ad esempio per poterle riempire di acqua o lavarle o semplicemente eliminarle in modo da per poter girare il tronco sottosopra e vedere il suo sorriso anche dall’altro lato. Niente colla.

Inizialmente ho provato a costruire dei supporti in filo di ferro a forma di molla da agganciare ai bordi della fessura ma non ho trovato appigli a cui ancorarli in maniera sufficientemente stabile. Idea scartata.

Il secondo tentativo è stato di chiedere un consiglio a Orso e Pigna sperando che mi sfornassero un’idea luminosa, ma le loro proposte (forse perché troppo occupati e concentrati sulla grigliata che stavamo facendo quel giorno e troppo poco interessati ai miei problemi tecnici) sono risultate troppo aggressive e lontanissime dal concetto di NON modificare il legno: forare il tronco in lunghezza e inserire una barra di metallo usando viti, bulloni, chiodi e mille diavolerie … Idea scartata.

Quel giorno il progetto ha subito un’inevitabile battuta di arresto ma, naturalmente, non è stato abbandonato.

Mi sono incaponita con l’idea di utilizzare un materiale flessibile ed elastico che fosse allo stesso tempo resistente, preferibilmente riciclato ed ecologico. Una presenza discreta e quasi invisibile.

Se lo pensi, esiste, però devi scoprire cos’è

A me non veniva in mente altro che pongo o gomma pane che, diciamolo, non sono il massimo dell’eleganza

Alla fine la risposta al dilemma è arrivata in modo inaspettato, come a volte succede. Mentre bevevo un bel bicchiere di bollicine Franciacorta mi è caduto l’occhio sul quel funghetto cicciottello che fino a poco prima tappava la bottiglia e ora, finito il suo lavoro, si riposava sul tavolo.

Tappo di sughero !!!!

NB: a distanza di un anno, dopo numerosissimi metti-e-togli di provette, uno dei tappi si è rotto.  A quanto pare il sughero non resiste in eterno, ma per avere il pezzo di ricambio basta stappare una nuova bottiglia

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